CAVALLERIA E PAGLIACCI tra graphic novel e metateatro

by Caterina De Simone Per la prima volta nei suoi 48 anni di vita il Festival di Pasqua di Salisburgo presenta Cavalleria Rusticana e Pagliacci con la concertazione di Christian Thielemann alla testa della sua orchestra Saechsische Staatskapelle Dresden e per la regia di Philipp Stoelzl. IMG-20150402-WA0007La chiave di lettura di questa produzione è di impatto immediato. L’enorme palcoscenico della Grosses Festspielhaus per l’occasione è  diviso in sei sezioni disposte su due livelli che inquadrano sei possibili scene e controscene. Questo consente al regista di mostrare  contemporaneamente diversi avvenimenti con l’uso sapiente anche di riprese dal vivo in soggettiva e inquadrature  “cinematografiche” in primo piano. Talvolta invece l’accento è posto su una sola sezione in un gioco di scatole cinesi che aggiunge intensità allo spettacolo. Stoelzl lavora sapientemente sulla caratterizzazione dei personaggi, ogni dettaglio della recitazione è curato nei minimi particolari, ma , come spesso avviene nel dittico verista,  Cavalleria Rusticana si dimostra molto più problematica da mettere in scena. Tra l’oleografia e la voglia per scelta di sfuggire all’oleografia i registi spesso si rifugiano in soluzioni deboli o estreme che finiscono per tradire non solo lo spirito di Mascagni ma principalmente la fonte primaria, il dramma teatrale di Verga. Senza cadere in questa trappola la produzione salisburghese offre tuttavia lo stereotipo Sicilia = Mafia tanto caro a chi siciliano non è , in particolar modo in ambito nordeuropeo e anglosassone. Quindi ecco la scelta del bianco e nero nelle scene e nei costumi in una sorta di graphic novel nel quale Alfio è assimilato ad un boss mafioso. La logica della “cosca” con regole e gerarchie è ben visibile anche nella figura di Mamma Lucia , madre anaffettiva di Turiddu (neanche un bacio o una qualsiasi affettuosità nei confronti del figlio) legata da  rapporti clientelari ad Alfio. Il delitto d’onore è così trasportato  in una dimensione di società  criminale che detta le regole alle quali Turiddu, ma non Lola, ingenuamente tenta di sottrarsi. L’idea visivamente funziona ed è di facile lettura, ma certo poggia su luoghi comuni che rimandano alle atmosfere del film di Monicelli “La ragazza con la pistola” senza però indagarne il contesto sociale. IMG-20150402-WA0010 In Pagliacci invece l’idea di Stolzl di una scena colorata, inquadrata in una dimensione quasi onirica alla Tim Burton, si fa metateatro puro e diventa veicolo per uno spettacolo perfetto. Anche qui graphic novel  che si fonde però con un mondo popolato di strani personaggi e in cui la violenza e i sentimenti malati originano reazioni distorte. Malato è l’amore di Tonio che aggredisce Nedda, ma malato ancor più è l’amore di Canio perchè inteso come possesso. Esemplare in questo contesto la controscena di Canio mentre “la faccia infarina”, inquadrato in primissimo piano dalla telecamera che in diretta proietta il video in palcoscenico e offre un  momento  vibrante di metateatro. Di certo il grande successo dello spettacolo poggia però sulla perfetta interazione con la parte musicale e vocale. Pazienza se Christian Thielemann sfronda completamente l’esecuzione da lacrime e sangue ; la sua orchesta di Dresda è una macchina meravigliosa , con legni in gran spolvero  e prime parti da brivido. Lo stesso intermezzo di Cavalleria , spesso eseguito con eccessivo gusto larmoyant è tesissimo e inchioda lo spettatore alla poltrona, mentre i fuochi d’artificio del finale di Pagliacci sono un colpo al cuore del pubblico in sala. Il cast vocale offre poi una prestazione totale e onnicomprensiva sia musicalmente che visivamente e scenicamente. Jonas Kaufmann è Turiddu e anche Canio , il suo quarto debutto in un ruolo in soli tre mesi dopo Andrea Chénier e Radamès. Ciò che impressiona è la sua capacità di variare gli accenti e di adattarsi ai due personaggi che  qui sono i due estremi delle due società estreme concepite da Stoelzl. Turiddu il soccombente, incosciente che non si sottrae all’idea dell’amore romantico e proibito da una parte, e Canio il prepotente e il violento che sfoggia la giovane moglie come un trofeo dall’altra. In Cavalleria la serenata in dialetto siciliano (dizione curatissima per un tedesco!) “Lola c’hai di latte la cammisa…” ha il giusto languore e la giusta sensualità, mentre la disperazione nascosta è palpabile nel brindisi “Viva il vino spumeggiante”  e nel dialogo con Alfio , così come la dignità estrema dell’addio alla madre nella consapevolezza della morte imminente. Al suo fianco la Santuzza di Liudmyla Monastyrska sfoggia la giusta vocalità richiesta da questo ruolo massacrante se pur breve, e mostra grande intensità e partecipazione, ma la dizione è approssimativa come spesso avviene nei cantanti di area russa. Ambrogio Maestri , nonostante il corpaccione da Falstaff, è un autorevole e minaccioso Alfio di Cosa Nostra , così come perfetta è la Lola di Annalisa Stroppa , intrigante e sensuale , per una volta non la solita mangiauomini. La Mamma Lucia   più che appropriata  di Stefania Toczyska completa un cast perfettamente omogeneo. Qualche nota dolente invece per il coro dell’Opera di Dresda che ha sbandato sia nel coro iniziale che nell’ “Inneggiamo il Signore”  nonostante Thielemann. Il trionfo  della serata lo si è colto  però in Pagliacci con uno Jonas Kaufmann maiuscolo, minaccioso, trascinante, in un crescendo di tensione culminante nella scena finale della commedia nella quale l’uomo ferito nell’onore di maschio ricorre alla violenza estrema. “La commedia è finita” sibilato senza alcun rimorso e inquadrato in un primissimo piano che sembra moltiplicare  lo spazio è un colpo al cuore delle spettatore, e viene dopo un “Vesti la giubba” che sancisce la pericolosità del soggetto in quanto cantato con una vena di  astio tale  da far rabbrividire. Al suo fianco Maria Agresta che debutta nel ruolo di Nedda è perfetta e tratteggia una giovane donna  prigioniera della sua vita di girovaga, quindi sconfitta in partenza perchè consapevole di non poter mai vivere il suo amore per Silvio , un Alessio Arduini di bellissima vocalità . Contrapposizione quindi tra amore sano, quello dei due giovani, e amore distorto di Canio e di Tonio , ruolo cantato da Dimitri Platanias . Il Peppe di Tansel Akzeybek completa il cast e dà risalto ad un personaggio spesso trascurato  confermando che questa produzione di Pagliacci sarà difficilmente eguagliabile. Grande inaugurazione per il Festival di Pasqua 2015 a Salisburgo dunque, punta di diamante di un programma ricchissimo ed emozionante. IMG-20150402-WA0008  

Categorie: Focus Salisburgo 2015 | Tag: , , , , , , , , | 18 commenti

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18 pensieri su “CAVALLERIA E PAGLIACCI tra graphic novel e metateatro

  1. Alicia Livani

    Non ho visto nessuna delle due opere, ma ne ho ascoltato entrambi, e mi hanno scioccata. Jonas è un eccellente artista, segnando benissimo la differenza tra i due personaggi.

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    • È stato davvero un privilegio poter assistere allo spettacolo e non vedo l’ora di vederlo in TV . Spero riuscirai a vederlo anche tu così potremo discuterne insieme. Grazie del tuo commento

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  2. Don José

    Certo le premesse sono entusiasmanti….ci risentiamo martedì prossimo:-)

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  3. Thank you so much for the detailed descriptions 🙂 I am so glad the Pagliacci sounds like everything i thought it could be, especially Jonas! I am luckily with my parents next week so i’ll be able to see them in 3sat, can’t wait!! 🙂

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    • And I’m so glad you shared my view Hariclea. Thank you so much! Now let’s pray Sir Tony and JK will eventually join forces for a new production of Cav&Pag at the ROH

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      • well, we already know there will be a new Cav and Pag at ROH and we sort of know Jonas will be involved, we have also heard rumours about Antonenko, so not sure how the casting will be split.. but it is for a future season, not the next one 😉

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  4. Thank God It’s not a utopia! Thanks Hariclea!

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  5. don josè

    Le aspettative per questo festival erano tantissime, ed in parte sono andate deluse, causa la piattezza della direzione di Thielemann,tutto proteso ad evidenziare le incredibili sonorità della sua orchestra,ma poco incline a ricercare l’anima dei vari compositori(Ciaikovskj e Mascagni su tutti).Meno male che c’erano gli altri protagonisti sul pascoscenico, e dopo la splendida Anita del Requiem verdiano, e un magnifico Gatti nel binomio Ciaikovskj-Shostakovitch, abbiamo avuto l’incredibile Jonas,che dopo le sottigliezze regalateci nel Requiem ha debuttato alla grande nel dittico verista per antonomasia.La regia di Cavalleria non mi è piaciuta,troppo dispersiva, con abuso maniacale di scene che si aprivano e chiudevano in continuazione,impedendo allo spettatore una corretta concentrazione sulla musica (le cose sono andate meglio alla televisione, dove i continui primi piani evitavano allo spettatore di andare a destra e sinistra,in alto ed in basso con lo sguardo):E poi,”che c’azzeccavano” la scena “familiare” di casa Turiddu, gli incontri “clandestini” con Lola coram populo, Santuzza che lo aspetta fuori della casa di lei……mah!!! Meglio I Pagliacci, grazie soprattutto alla somma classe attoriale di Jonas, su cui si sono concentrati i primi piani della regia “cinematografica”.Anche dal punto di vista vocale meglio I Pagliacci,soprattutto con la Agresta e Arduini, mentre in Cavalleria ho trovato fuori ruolo sia Maestri che la Monastyrska.E poi JONAS: già superlativo in Turiddu,con una “Siciliana” da antologia e la rifinitura di “m’ha suggerito il vino” da brividi, è stato assolutamente eccezionale in Canio, un personaggio a tutto tondo,credibilissimo,vocalmente sensazionale:finalmente si è “lasciato andare” ed i risultati si sono visti!!!!!! Un tal gioco…..vesti la giubba…..tutto il finale, è stato un susseguirsi di emozioni,di scoperte,di sensazioni che questo grandissimo Artista ci ha regalato (nonostante Thielemann,beccato pure da qualche buuh): è proprio il caso di dire “meno male che Jonas c’è!!”.

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    • Infatti caro Don José il valore aggiunto ha un nome: Jonas Kaufmann! Copre sempre le magagne sopratutto della regia. L’interpretazione del dittico è stata magistrale. Un Canio così diventa di riferimento e nobilita la produzione. Sulla ripresa TV trovo invece che abbia peggiorato lo spettacolo, annullando le controscene che erano snodi importanti. Vocalmente Maestri lo avrei visto meglio come Tonio e ribadisco la difficoltà per i cantanti di area russa di imparare una dizione perfetta. Ma se Jonas impara a cantare in dialetto siciliano ( e ci lavora sopra sulla dizione corretta) perché non possono fare altrettanto Netrebko & Co.?

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      • Alicia Livani

        sono completamente d’accordo, Caterina, perché i cantanti profesionale non imparano le lingue che hanno bisogno per cantare? Ignoranza o arroganza?

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    • carlo marenco

      L’unica colpa che si può imputare a Thielemann è di essersi scelto una gran masnada di cani tanto per il Requiem che per Cavalleria e Pagliacci. Anche il buon Kaufmann ha le sue colpe. Ormai anche lui nell’opera italiana domingheggia a tutta canna (bravo però nel Requiem). Purtroppo la metamorfosi è ormai in atto: da raffinato e sensibile musicista sta sempre più diventando un banale cantante d’opera. E’ piuttosto discontinuo: alterna momenti molto belli con altri decisamente brutti. Un esmpio tra i tanti è la Sicilana: bello l’inizio in pianissimo ma purtroppo, andando avanti quanti pasticcetti (note stonate, scroccate, singhozzi di cattivo gusto e bla bla bla). Quanto poi ai giudizi su Thielemann non mi sento più di avere la forza di contrattaccare persone di livelli musicali così bassi. Tra i direttori sotto i sessanta Thielemann è senz’altro il più geniale e interessante. E se anche il 99,99 per cento dei melomani la pensasse diversamente… chi se ne frega! Ciao, stammi bene e salutami Katzen, visto che ti è piaciuto tanto.

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      • Carissimo, stranamente sento un certo livore nel tuo commento…….legittimo , per carità. Su Thielemann continuo a non essere completamente d’accordo. Mi pare lontano dal Verismo. Quanto alla masnada di cani…..permettimi di fare il censore: “isotteggiare” non fa bene alla condizione odierna dell’opera lirica, anzi la rende ancor più “sport d’elite”.

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      • Don jose'

        Spiace leggere commenti da persone di autodiagnosticato alto livello musicale, ma indubbiamente di non altrettanto alto livello di civismo ed educazione……ma tant’è……..Coraggio!!!

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  6. perfetto richiamo ,il tuo, all’asciuttezza , alla stringatezza oggettiva verghiana…..d’accordo….!!!.Il clima di esasperato espressionismo poco si adatta alla novella rusticana e alla opera….ma LUI sana tutto….;in Pag impressionante la prova vocale del nostro , la sua interpretazione….i suoi silenzi ,i suoi fremiti……. la sua bava….
    p.s. (sulla Monastyrska vorrei dire che è comunque più personaggio di quella macchietta stonata dell’ “italiano ” Maestri!)

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  7. grrr al complicato blog ssaccundi195… sono Arnold von….

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    • Per Caterina e José: leggo ora il vostro commento al mio commento. Chiedo scusa per i toni eccessivi. Resto fermamente della mia idea. Per me l'opera è una cosa seria e, credetemi, la maggior parte delle manifestazioni operistiche non lo è. Mi è sempr

      Leggo ora il vostro commento al mio commento. Chiedo scusa per i toni eccessivi. Resto fermamente della mia idea. Per me l’opera è una cosa seria e, credetemi, la maggior parte delle manifestazioni operistiche non lo è. Mi è sempre più difficile, quindi, nell’ambiente in cui lavoro (il conservatorio) difenderla dagli attacchi e dalle pesanti ironie di colleghi ed allievi. Perdonate pertanto un certo… “talebanismo”. Da un cantante, come da uno strumentista dell’orchestra, minimo minimo si pretende che sia intonato, che vada a tempo e che interpreti in maniera possibilmente intelligente quel che esegue. A ciò aggiungasi che dopo aver pagato circa 450 euro tra concerti e opera, un po’ di legittima incazzatura dovrebbe essere tollerata… Saluti, Carlo

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      • Che l’opera sia cosa molto seria è ovvio come lo è per un cantante andare a tempo, essere intonato ed interpretare i dettami del compositore. Che a Salisburgo il prezzo dei biglietti sia alto è poi notorio. Qualsiasi altra valutazione è invece influenzata da gusto personale, quindi raramente oggettiva .

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