CAVALLERIA RUSTICANA tra Verismo letterario , musicale e stereotipi

by Caterina De Simone

foto CAVALLERIA

Ma la Sicilia vista da fuori è proprio così? E’ quello che si saranno chiesti in molti dopo la trasmissione di  Cavalleria rusticana dalla Grosses Festspielhaus di Salisburgo  andata in onda due sere fa. O forse il pubblico elegante e raffinato ma pur sempre colpito dalla Sindrome scaligera di Sant’Ambrogio presente in sala non se lo sarà chiesto, abbagliato com’era dal Turiddu giovane (sia pur convivente more uxorio con Santuzza) di Jonas Kaufmann . Quanti avranno indagato sul perchè di un Compar Alfio uscito da Bulli e pupe ? Certamente il turista medio o poco informato è convinto che in Sicilia la popolazione indigena sia tutt’ora avvezza al libero uso di lupara e di tamburello colorato. Ma la novella primigenia, asciutta e stringata di Giovanni Verga, fonte primaria eccelsa di Cavalleria rusticana , sarebbe sicuramente piaciuta a Christian Thielemann che ha diretto l’atto unico di Mascagni senza troppi fronzoli. In realtà il teatro musicale sembra spesso dimenticare quanto il Verismo in musica sia lontano da quello letterario che ha in Verga il massimo esponente. Ciò che di sovrabbondante e lezioso, oppure tonitruante e lacrimevole c’è nel melodramma italiano dell’ultimo ‘800 infatti non ha riscontro nelle fonti letterarie originarie. Per restare nell’esempio di Cavalleria il linguaggio quasi cinematografico con il quale Verga adattò la sua novella per il teatro attirò proprio per questa sua caratteristica l’industria dei cinematografari sin dall’epoca del muto . Nel 1916, vivente ancora lo scrittore, furono infatti realizzati due film concorrenti  tratti dal suo dramma .

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Ovviamente tutto questo marcò ulteriormente la profonda antipatia reciproca tra Verga e Mascagni, in quanto una pellicola aveva ottenuto l’approvazione da parte dello scrittore, mentre l’altra aveva ottenuto che fosse accompagnata dalle musiche del compositore livornese. Da allora molte sono state le versioni cinematografiche di Cavalleria l’ultima delle quali è stata girata da Franco Zeffirelli nel 1984  con la direzione di Georges Pretre e con Placido Domingo, Renato Bruson e Elena Obraztsova . In quel caso il regista realizzò un film d’opera che univa scene girate in location siciliane ad altre realizzate in studio e anche in teatro a voler ribadire la caratteristica di  finzione . A guardar bene la produzione salisburghese appena vista, fermo restando che il video ha snaturato lo spettacolo così come concepito dal regista Philipp Stoelzl ,non è poi così lontana nella concezione da quella zeffirelliana. In entrambe i clichés abbondano e c’è la stessa paura del vuoto in palcoscenico.. Zeffirelli riempie le inquadrature di coristi e figuranti, Stoelzl ammassa il coro in stretti spazi cubici per sottrazione di spazio. Così la versione didascalica del 1984 presenta una Sicilia pseudo-rurale, quella di Salisburgo parla invece di mafia senza conoscerla, un po’ come nei film americani sulla seconda guerra mondiale in cui i soldati tedeschi urlano “Raus” e “Los “. Al di là del diverso impatto visivo si perpetua comunque in entrambi i casi un vero e proprio tradimento nei riguardi della novella e del dramma teatrale verghiano. Ciò che copre in gran parte le magagne dello spettacolo salisburghese è sempre la prova maiuscola di Jonas Kaufmann  che regge ogni primo piano dei video, a corredo della messa in scena,  con ogni  muscolo facciale e usando completamente il linguaggio del corpo. Vocalmente,  è inutile ribadirlo, è il Turiddu tanto atteso. Il suo “Perchè seguirmi, perchè spiarmi ” , financo il suo “Del dire tuo non mi curo !” avrebbero messo d’accordo per una volta sia Mascagni che Verga e certo, estrapolati dal contesto mortificante di Stoelzl, resteranno fra i punti più alti della serata. Per concludere…..a beneficio di chi cerca gli stilemi dei mafiosi sui volti e sui corpi dei siciliani incontrati per strada: nessun appartenente o affiliato alle cosche mafiose gira o esibisce armi, siano esse pistole o coltelli, come Compar Alfio in questa Cavalleria. Chiunque abbia visto i fortunati episodi della serie “Il Commissario Montalbano” lo sa.

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Categorie: Focus Salisburgo 2015, Opera Lirica, verismo musicale | Tag: , , , | 10 commenti

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10 pensieri su “CAVALLERIA RUSTICANA tra Verismo letterario , musicale e stereotipi

  1. Alicia Livani

    brava, Caterina, sono d’accordo con te, questa Cavalleria si salva perché abbiamo un Turiddu unica e indimenticabile, sia quando canta come quando agisce da solo, non capisco perché gangsters, quest’uomo deve credere che i siciliani sanno solo la vendetta, uccidendo e morendo!!!!

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    • Alicia purtroppo è facile rifugiarsi nei luoghi comuni, mi meraviglio però che un regista di formazione cinematografica come Stoelzl non abbia prestato più attenzione al testo originario. Prima ancora che musica e libretto avrebbe dovuto leggere la novella di Verga. Là c’è tutto quanto serve. Di JK non serve aggiungere altro, hai già detto tutto tu.

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  2. bella riflessione su letteratura , cinema e musica .

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    • È che a me piace scavare ed approfondire. La superficialità nelle diverse forme d’arte proprio non mi va giù!
      Siamo in sintonia, grazie del tuo commento.

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  3. Matilde

    Ma cari miei tutti, sarebbe stato tanto facile far vedere mamma Lucia con la pezza nera in testa e compar Alfio con la frusta in mano, tutti lo sanno che i siciliani non vanno in giro con pistole e coltelli, ma.. Alla fine l’ originalita’ di questa versione e’ stata proprio li’ : avete mai visto il film di von Karajan con Cecchele e Fiorenza Cossotto del 1968? Io l’ho messo su una pennetta e l’ho attaccato a questa di Stoeltz per avere un confronto immediato. Quella di Karajan e’ musicalmente insuperabile, i cantanti magnifici, ma e’ irrimediabilmente vecchia, noiosa ed anche piena di cliche’. E allora cliche’ per cliche’ io mi lascio suggestionare, con qualche piccola riserva, dalla versione Espressionismo tedesco. Ci sarebbe tanto da “approfondire”, momento per momento, di questo allestimento, ma una sola cosa voglio dire: ho amato molto l’espressione rancorosa, attonita e crudele di Santuzza, con la pentolina nera sempre in mano, custode ottusa del focolare domestico, incapace di comprendere che la comparsa dell’amore e’ sovvertitrice di ogni buon ordinamento sociale della nostra vita (cit. Morte della Famiglia nonche’ Massimo Troisi).

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    • Cara Matilde, per scelta non faccio raffronti tra gli spettacoli e i cantanti che vedo e ascolto e quelli del passato. Sdrammatizzando faccio un confronto adesso: il più grande tennista di tutti i tempi è Rod Laver oppure Roger Federer? Non mi pare sia questo il punto. Ho apprezzato molto il lavoro fatto da Stoelzl sui cantanti. Ogni movimento o gesto dei solisti era curato e significativo, così come giudico geniale la divisione in sei del palcoscenico e l’uso dei video molto appropriato. Ma proprio perché era chiaro un approfondimento della messa in scena non capisco la faciloneria nel ridurre tutto alla logica mafiosa. La vicenda poggia su contrasti dell’anima e moti irrefrenabili che poco hanno a che vedere con l’idea di una società collusa. Il delitto d’onore non è tipico della società mafiosa, ma purtroppo legato ad una consuetudine retriva. Detto questo non mi ha disturbato vedere una Mamma Lucia fredda e forse addirittura vero capo della cosca , la mia impressione è stata piuttosto che Stoelzl si sia trovato a corto di idee e abbia risolto la questione ricorrendo alla mafia. Avesse studiato in modo più approfondito il fenomeno lo spettacolo avrebbe avuto una maggiore congruenza. Detto questo ti ringrazio di aver espresso con chiarezza la tua opinione, non si può sempre essere d’accordo su tutto , ma è fondamentale confrontarsi.

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  4. Matilde

    Cara Caterina, una confessione: la Mafia, la Camorra, la Corruzione dilagante, il Nazismo e il Fascismo sempre imperanti, riesco a rimuovere, con molta superficialita’, questi eterni problemi della nostra societa’. Cosa mi resta ancora? Il godimento estetico e in questi allestimenti di molti registi tedeschi e non, ce n’e’ da vendere, con alla testa di tutti il nostro Kaufmann (vedi il Lohengrin di Monaco da lui interpretato e spiegato con tanta convinzione nella sua lunga intervista). Ho glissato, e’ vero, sulle scene dei mafiosi che giustamente non c’entravano proprio niente con Verga e co., ma quando assisto ad uno spettacolo che mi appaga nel suo complesso e mi fa sognare, non sono capace di uno spirito critico (non e’ certo il mio mestiere) che mi fa dire: questo si e questo no.
    La mia ammirazione per la “t” siciliana di Turiddu e’ grandissima, mimpar di capire che sia opera tua, l’idea di fargli cantare la siciliana di spalle invece che dietro le quinte, e’ stata geniale, commovente. Vi voglio bene a tutti voi che avete la possibilita’ di essere presenti dal vivo a queste meraviglie e sono grata a questo “strumento” che mi,consente in qualche modo di partecipare. Un abbraccio meridionale.

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    • Dici bene Matilde, quando si assiste ad uno spettacolo bisogna immergersi interamente nella musica e nel canto, ma la parte visiva ha un ruolo fondamentale in questo. Ecco perché mi riesce molto difficile separare l’aspetto musicale da quello scenico. Nel complesso l’operazione Cav&Pag è riuscita, peccato per Cavalleria. ……senza il Turiddu che abbiamo avuto sarebbe di certo crollata miseramente.

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