Le Toréador e Cavalleria Rusticana a Palermo

by Caterina De Simone

Teatro massimo interno vuoto

Serata dai due volti, frizzantino e greve, quella di sabato scorso in occasione del debutto al Teatro Massimo di Palermo del dittico “Le Toréador e Cavalleria Rusticana” . Debutto  in prima nazionale per  Le Toréador di Adam nell’originale francese accoppiato all’opera “da coltello” per antonomasia Cavalleria Rusticana a voler rappresentare le due facce della stessa medaglia: il triangolo amoroso.. L’operina francese, a metà strada tra opéra comique e operetta con richiami al vaudeville , è scivolata via fresca ed intrigante, drappeggiata come un guanto attorno all’indiscussa protagonista della serata, la soprano e beniamina di casa Laura Giordano. Partitura impegnativa quella di   Adam , musicista noto sopratutto  per le atmosfere dolciastre del balletto Giselle , qui infarcita nella parte principale, Coraline, di acuti, sopracuti, centri e gravi che ricordano Meyerbeer e creano a tratti un clima rossiniano, comunque sempre padroneggiati dalla giovane cantante palermitana. Accattivanti le scene di Francesco Zito che ha voluto riprodurre sul palco i camerini dello stesso teatro e persino i petali dello splendido soffitto. Operazione di metateatro quindi con figuranti e ballerini a movimentare la scena unica  ricreando la routine della vita teatrale, quasi a volersi specchiare nella scena e per questo motivo spostando l’azione all’epoca in cui il teatro Massimo appena inaugurato diventò il centro della vita sociale e culturale palermitana.  Credibili sia vocalmente che scenicamente gli altri due protagonisti , Christopher Magiera nel ruolo di Tracolin , amante della Coraline di Laura Giordano , e Ugo Guagliardo marito fedifrago della stessa. Alla fine si realizza l’accordo perfetto, L’accord parfait sottotitolo dell’operina di Adam con il quale il menage à trois si risolve. Una deliziosa scoperta questo Le Toréador , a testimonianza di una programmazione mai troppo banale portata avanti dalla sovrintendenza e dalla direzione artistica del teatro siciliano.

Partitura cav doppio foglio

Dopo un antipasto così “spizzicoso ” ci si aspettava un  piatto forte succulento con una pietanza che è attualmente nel menu primaverile di molte stagioni internazionali. Cavalleria rusticana doveva rappresentare la tragedia del triangolo amoroso (in effetti è più un quadrilatero) contrapposta alla levità del ménage à trois musicato da Adam . In effetti di tragedia si è trattato se alla fine è il coro  diretto da Piero Monti ad esserne uscito vincente. Visivamente si è assistito ad una sorta di Archeocavalleria dove lo sforzo filologico si è concentrato sul nucleo di partenza dell’allestimento scenico, ovvero un bozzetto di Renato Guttuso creato nel 1971 per La sagra del signore della nave di Michele Lizzi e poi ripreso per Cavalleria rusticana messa in scena nel 1974 al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo in tempi di chiusura del Teatro Massimo.  Produzione molto tradizionale quindi, probabilmente non dissimile  da quella originaria del ’74, con azione bloccata, coro ben avanti al proscenio e regia di Marina Bianchi tesa a regolare il traffico in entrata e uscita. Se non altro va dato atto alla regista di non aver riempito il palcoscenico a dismisura con comparse, figuranti e carrettini siciliani di zeffirelliana memoria. Stefano Ranzani ho saputo ben guidare l’orchestra evitando che , dopo la levità di Le toréador , piombasse nella tradizionale parata di effetti ed effettacci spesso associati al verismo. Il Coro e l’orchestra sono stati i veri protagonisti dell’atto unico di Mascagni , forse con una eccessiva enfasi nel finale, ma con un Intermezzo emozionante e mai sopra le righe. Certamente se coro e professori d’orchestra trionfano a scapito dei solisti c’è di che essere preoccupati. La Santuzza di Luciana D’Intino , troppo virago , è parsa in difficoltà nel grave, mentre Carlo Ventre ha confermato di appartenere alla razza dei tenori urlatori tanto in voga anni fa. Lo stesso Alfio di Alberto Mastromarino ha fornito una prova monocolore da vero cattivo sovrapponibile al suo Scarpia cantato recentemente ancora a Palermo. Di routine la prestazione di Chiara Fracasso, Mamma Lucia, e Valeria Tornatore, Lola. Alla fine l’azzardo di affiancare ad un’opera amatissima come Cavalleria rusticana un’operina ignota quasi a tutti si è dimostrato vincente, gratificante per un giovane talento locale quale è Laura Giordano e sopratutto ha distratto il pubblico più accorto ed informato dalla resa vocale del manifesto verista.

Categorie: Opera Lirica, Teatro Massimo, verismo musicale | Tag: , , , , , , , | 5 commenti

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5 pensieri su “Le Toréador e Cavalleria Rusticana a Palermo

  1. Adriana Biagiarelli

    Garbata stroncatura della Cavalleria , interessante sottolineatura del lavoro di Adam

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  2. Paola pozzi

    Il tenore Carlo Ventre: un tipico caso di nomen-omen…

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  3. paridevezzoso

    L’ha ribloggato su Laura Giordano Fansite.

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