FRANCESCO MICHELI, passione e concretezza al servizio dell’opera

by Caterina De Simone

 

IMG-20150821-WA0000Il Macerata Opera Festival ha da poco chiuso i battenti con un successo crescente di pubblico (il botteghino parla chiaro) e di critica, grazie alla spinta propulsiva del suo direttore artistico Francesco Micheli basata su una progettualità dinamica, innovativa e volta alla fidelizzazione del pubblico. Ma i risultati lusinghieri che ovunque sarebbero fonte di orgoglio passano in secondo piano in seguito all’ulteriore taglio dei fondi ministeriali avvenuto nel momento in cui si sta già lavorando per la stagione successiva e dunque su somme già garantite. Nel corso della abituale conferenza di fine festival  Francesco Micheli interviene a muso duro, snocciola cifre e fatti concreti dimostrando ancora una volta di saper coniugare  accorta gestione economico-finanziaria e spiccata creatività.   Nonostante lo sfogo  è però estremamente disponibile quando si tratta di proseguire la  conversazione su temi a lui cari . Elegante nell’immacolata camicia bianca sui bermuda khaki , questo giovane uomo di raffinata cultura, diplomato alla scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” , fresco direttore artistico della Fondazione Lirica Donizetti di Bergamo, apprezzato regista d’opera e ideatore di interessanti progetti divulgativi rivolti ai piu’ giovani , ha la rara dote di parlare con franchezza di ciò che gli sta a cuore .

Lei ha avuto la grande capacità in meno di 4 anni di cambiare completamente il volto del Macerata Opera Festival e di radicarlo nel territorio.

20150809_135004In effetti quando sono arrivato a Macerata nel 2012 sembrava che il festival fosse quasi un problema per i maceratesi. L’utenza era composta per lo più da turisti o da melomani provenienti da fuori regione. Ma il centro storico della città era spopolato. Bar , ristoranti ed esercizi commerciali chiusi per ferie , come se il festival non interessasse a nessuno . Oggi  fortunatamente siamo riusciti ad invertire questa tendenza. La Notte dell’opera  che è una delle manifestazioni collaterali del MOF e che per ogni edizione si ispira ad uno dei titoli in programma , invece ha visto anno dopo anno una crescente partecipazione e un coinvolgimento totale della città e degli esercizi commerciali.

In effetti sotto la sua guida si sono sviluppate una serie di manifestazioni collaterali,  come ben diceva, che hanno dato una nuova specificità al festival.

Sin da subito ho portato avanti dei progetti divulgativi per le scuole, poi ho lanciato il Festival Off e ho trovato nuovi spazi per fare musica  al di là delle produzioni operistiche allo Sferisterio.  Purtroppo con l’ultimo taglio dei fondi dovrò necessariamente rinunciare a qualcosa, quindi in primo luogo sarà proprio l’attività di divulgazione e coinvolgimento nelle scuole a soffrirne. Inoltre per l’anno prossimo non potrò garantire la ripresa della terza opera in programma. Volendo mantenere una qualità media delle produzioni , perché comunque il teatro non è l’eccezionalita’ , ma deve essere fatica e normalità,  sarò costretto a fare dei tagli anche dolorosi.

Ogni anno c’è un filo conduttore che orienta il programma.  È la scelta delle opere da portare in scena  che conduce alla formulazione del motto o viceversa?

Un po’ tutte e due.  È un processo basato su associazioni mentali. Quest’anno abbiamo voluto legare la programmazione all’EXPO , ecco il perchè di Nutrire l’anima . Per il prossimo anno invece la parola chiave sarà  Mediterraneo , ecco spiegato perchè Otello e Norma. Tra l’altro ricorre anche il quattrocentesimo dalla morte di Shakespeare,  sarà il nostro omaggio al Bardo.

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Da quando è subentrato a Pier Luigi Pizzi alla direzione artistica del  festival a Macerata  ha messo in scena solo uno spettacolo con la sua regia:  Aida che l’anno scorso  ha riscosso un grandissimo successo. Si è vista  una Aida  quasi in versione replicante di Blade runner.

In effetti l’Egitto antico credo abbia sempre esercitato un grande fascino sull’uomo moderno e sono convinto di aver comunque fatto una regia rispettosa del libretto e delle intenzioni del compositore,  anche senza le palme finte . Ho voluto puntare la mia attenzione sulla grande capacità verdiana di descrivere i rapporti anche intimi , o comunque privati tra i vari personaggi.

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Per le prossime produzioni a Macerata come intende muoversi dal momento che i contributi statali sono sempre più risicati?

Ovviamente aumenterà il ricorso ai privati , quello che non capisco è perché i grandi industriali marchigiani che hanno capitali immersi ed una forte immagine non abbiano voglia di scommettere un solo euro su questo festival, proprio ora che la critica più blasonata ci riconosce una vera specificità.  Ad ogni modo per i prossimi due anni abbiamo già degli accordi di coproduzione con il festival spagnolo di Peralada,  con il Teatro Massimo di Palermo e con una coppia di giovani registi palermitani di grande talento.

A Palermo lei ha lavorato spesso negli ultimi anni.

Sì,  ho realizzato una regia del Barbiere di Siviglia che è tutt’ora in repertorio,  lo spettacolo Bianco, Rosso e Verdi e ho anche presentato il Piccolo Mozart che è stato  ripreso anche di recente.

Tra l’altro Bianco, Rosso e Verdi, che ha vinto il premio Abbiati nel 2009, e il Piccolo Mozart sono spettacoli educativi di grande intelligenza volti ad avvicinare il pubblico scettico e dei più giovani alla musica classica e alla nostra grande tradizione dell’opera lirica.

Infatti ho sempre pensato che l’opera non fosse una forma di spettacolo elitario ,   le mie migliori energie sono sempre e comunque tese a far sì che questa forma d’arte così normale continui a vivere, e  venga conosciuta e apprezzata in special modo dalle giovani generazioni.

 

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