MADAMA BUTTERFLY alla Bayerische Staatsoper

 

by Caterina De Simone

 

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Sempre più nel piccolo mondo della lirica si assottiglia o per certi versi scompare la distinzione tra teatri di produzione e teatri di repertorio. La Bayerische Staatsoper di Monaco in questo conferma la regola e,  alla riapertura dopo la pausa estiva, alterna riprese di vecchi allestimenti a nuove produzioni.  Madama Butterfly , recentemente riproposta al Nationaltheater,  attinge quindi allo sconfinato patrimonio in residenza,  ripescando una inszenierung di Wolf Busse risalente al 1973. L’orientalismo di maniera è presente qui con tutti gli stilemi di un teatro didascalico che precede l’avvento del Regietheater . Ecco quindi la casetta che obbedisce a bacchetta , le pareti scorrevoli e le stoffe fruscianti del kimono di Cio – Cio – san,  la divisa di Pinkerton e l’abito coloniale di Sharpless. Il Puccini descrittivo è ben presente sia sul palco che in buca, dove la splendida orchestra suona in scioltezza seguendo le sollecitazioni,  poche per la verità,  di Kery – Lynn Wilson. Il vecchio gioco di maniera è evidente, ma come rimanere insensibili al Tu, tu, piccolo Iddio se ancora non ci ha conquistato la consolidata pratica pucciniana di annunciare l’entrata della protagonista facendola cantare fuori scena e di anticipare il duetto d’amore all’atto I ? In scena il cast conferisce nobiltà a questo revival di maniera. 20150927_210501

Hui He strega il pubblico con la sua voce piena e dal volume importante che piega ad un fraseggio morbido ed espressivo.  Le manca forse l’intimo abbandono della quindicenne che si apre all’amore totalizzante del primo atto,  ma giganteggia nel II e nel III conquistando il pubblico che affolla il Nationaltheater.  Al suo fianco Joseph Calleja dispiega un Pinkerton dal timbro luminoso , preciso e brillante in Amore o grillo… ,  che sfodera belle mezze voci nel lungo duetto d’amore.  È un peccato che manchi un po’ di volume,  di certo se la voce è inghiottita dall’orchestra la responsabilità non è solamente sua. Molto ben presenti la Suzuki di Okka von Der Damerau , sopratutto nella sua dolente chiusa cadenzale dell’atto III Povera Butterfly , e Levente Molnar , uno Sharpless bonario ma anche stizzito nei confronti del superficiale Pinkerton.  Alla fine la magia di Puccini è compiuta. Nonostante la produzione datata,  la costruzione mirabile del personaggio di Cio – Cio – san,  la lenta corsa verso la catastrofe servita da una perfetta musica d’azione,  l’assolo dei timpani che ci porta al climax e la voce fuori scena di Pinkerton che chiama Butterfly per tre volte prima di ritrovarla morta, stregano il pubblico in sala. Non un colpo di tosse, quasi non si respira.

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