Straniante DAMNATION DE FAUST a Parigi

by Caterina De Simone 

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Quando la ripresa video di un complesso spettacolo teatrale quale la Damnation de Faust , in scena all’ Opéra Nationale de Paris fino al 29 dicembre, migliora la qualità visiva della performance live , c’è sicuramente da preoccuparsi. Su questo adattamento del mito di Faust sganciato deliberatamente dagli stilemi dell’ allure romantica pensata da Berlioz, nonchè privato anche di quelle suggestioni preconizzatrici del Decadentismo, si continua a discutere. Alla Bastille non c’è traccia alcuna dell’ennui che incombe su Faust ; la sottile inquietudine la leggiamo e avvertiamo palpabile nel canto sfumato ed interiorizzato di Jonas Kaufmann , ma è quasi sprecata nella lettura del regista-scenografo  Alvis Hermanis. Il metteur en scéne lettone in un impeto di autocompiacimento, lancia l’idea di un Ulisse dantesco in cerca di virtute e conoscenza su Marte, solo che in questa Damnation de Faust non c’è l’ombra della complessità che Dante ci presenta. Semplicemente Hermanis dimentica l’introspezione del personaggio , o meglio di tutti i personaggi di questa creazione ibrida di Berlioz che fonde le forme convenzionali di oratorio profano e poema sinfonico con coro e voci soliste. Nella prima e seconda parte il palcoscenico è ingombro di ballerini che diligentemente si contorcono seguendo le coreografie di Alla Sigalova , sul piano orizzontale superiore un torrente in piena di video in stile National Geographic che accompagnano l’ingresso alla ribalta di uno strano robot in cerca di forme di vita su Marte e che ai più piccoli avrebbe ricordato il simpatico Wall-E di un fortunato cartoon. L’effetto straniente è decisamente assicurato , in special modo in un contesto nel quale l’ascolto concentrato dovrebbe catalizzare l’attenzione del pubblico. Se al contrario lo straniamento si attenua  grazie alla ripresa video basata su inquadrature strette e dettagli preziosi quali il sensuale sogno di Faust che Jonas Kaufmann ci restituisce intatto anzi esaltato nella ricchezza compositiva berloziana, è chiaro che la produzione si risolve in una banale e ingombrante ricerca di attualizzazione del contesto originario.  Aumenta anzi la discrasia tra i tableaux che compongono in modo spesso disomogeneo la légende dramatique che il compositore aveva derivato dalle sue stesse Huit scènes de Faust .

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Nell’autocompiacimento di Alvis Hermanis c’è poco spazio per la direzione di attori , il coro è bloccato sulla scena in formazione compatta  e i formidabili cantanti Jonas Kaufmann-Faust, Bryn Terfel-Mefistofele e Sophie Koch-Margherita  sono lasciati alle loro iniziative personali. Solo un grande interprete com il tenore tedesco può sfuggire al ridicolo di una  course all’abyme affrontata indossando una sorta di maschera da sub ! E solamente l’untuoso e ruvido Mefistofele di Bryn Terfel  può catturare l’attenzione del pubblico durante la  canzone della pulce mentre sulla sua testa transitano continuamente immagini di topi da laboratorio che si agitano nelle loro gabbie. Alla fine, nonostante l’impiego smodato di tutte le più moderne tecnologie che il teatro musicale di oggi possa offrire , ciò che resta scolpito nella mente e nelle orecchie dello spettatore sono le due grandi arie di Margherita e di Faust. Video di balene sulla testa di Sophie Koch ( la più penalizzata dal regista  fra i protagonisti)  ma squisito ed indimenticabile accompagnamento del corno inglese  obbligato nella struggente d’amour l’ardente flamme , e vulcani in eruzione sopra Faust-Jonas Kaufmann  mentre ci regala un Nature immense…. di rara bellezza , perfettamente centrata, bilanciata e carica di pathos , superiore di gran lunga nell’ascolto in teatro rispetto alla trasmissione  al cinema che appiattisce la bellezza del legato. Sono dieci minuti scarsi di musica , ma il sublime che investe il pubblico riconcilia l’auditorium con questa Damnation de Faust . La direzione di Philippe Jordan  è ricca di dettagli , ma talvolta poco attenta alle dinamiche quando copre e perde i cantanti  come nel terzetto finale della parte terza, o nel Pandemonium   poco incisivo. Chissà se Stéphane Lissner  , che si aggirava imperturbabile in sala poco prima dell’inizio dello spettacolo, avrà già pensato a come rimontare lo stesso spettacolo nelle future stagioni senza il lussuoso cast di questo debutto. Il sold out non sarà di certo garantito , a dimostazione che, senza un concept valido  e senza un’idea di fondo che abbia un plausibile e leggibile sviluppo nel corso dello spettacolo, le belle voci, l’orchestrazione scintillante e raffinata, le invenzioni di Berlioz (una fra tutte l’ironica fuga sull’Amen a conclusione della canzone del topo ) escono svilite da qualsiasi  esecuzione in forma scenica della Damnation de Faust. 

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Categorie: Berlioz, Opéra National de Paris, Opera Lirica, recensioni | Tag: , , , , , | 4 commenti

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4 pensieri su “Straniante DAMNATION DE FAUST a Parigi

  1. Interessante lettura!!! E ora datemi il video…oh dolci amiche

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  2. Io, invece, deduco .”Meno male che ci sono i cantanti che (almeno loro) di teatro d’opera ne capiscono e cercano di fare il loro mestiere.” Grazie, Caterina. In ogni caso mi sa che con il tuo aricolo hai fatto un favore anche al regista : a me hai messo adosso lacuriosità di andare a vedere lo spettacolo……

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    • Peccato tu non abbia visto la diretta al cinema. Dalle tue parti lo trasmettevano a Saronno credo. Consolati vedrai che circolera’ presto sul web. Come avrai capito il grande favore a Hermanis lo ha fatto la regia video…..

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