Non si uccidono così anche i cavalli?

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Il Kaufmann day partenopeo  comincia già alle 11 sul palcoscenico del Teatro San Carlo di Napoli. La platea gremita di studenti dei quattro conservatori campani esplode all’ingresso del divo in jeans, polo e i-pad  in mano. Se il suo impegno pubblico finisse così,  con la schietta e generosa chiacchierata  che supera abbondantemente le due ore, manifestazione quasi informale fortemente voluta da un gruppo ristretto di mecenati, veri estimatori dell’arte di Jonas Kaufmann  , ci sarebbe di che essere contenti. Non ti scordar di me , eseguita con l’accompagnamento al piano di Stellario Fagone ( chorusmaster  delle voci bianche alla Bayerische Staatsoper  di Monaco nonché amico personale di Kaufmann ), a corollario della mattinata risuona piena, vibrante eppure leggera come un velo impalpabile che aereo si libra fino a sfiorare lo squisito soffitto del San Carlo. Lo straordinario Werther,  Lohengrin,  Mario, Parsifal, Alvaro, Don José  si concede generosamente ai ragazzi che si assiepano sotto il palco, firma autografi e accetta di buon grado il rito del  selfie e delle foto fino all’irruzione di una sedicente abbonata della stagione sancarliana che gli si rivolge protestando per la poco ortodossa scelta di distribuire i biglietti per il galà serale in forma di invito. È il primo cedimento nella macchina organizzativa del Kaufmann day. Sceso dal palco viene sottoposto ad una batteria interminabile di interviste, mentre il suo staff, resosi finalmente conto della scarsa attitudine al problem solving del teatro,  si adopera per apportare correttivi al programma serale. Il risultato è sotto gli occhi di chi segue con grande rispetto e ammirazione l’artista  Kaufmann.

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Solo un grande artista può infatti continuare a sorridere inerme di fronte al pubblico durante i maldestri tentativi di approntare il palco per la seconda parte della serata, finalmente dedicata a lui. Nonostante tutto si ritrova al centro di una operazione di marketing che dovrebbe promuovere la vendita del suo nuovo CD di prossima uscita  (Dolce Vita, un excursus sulla canzone italiana) che invece si rivela una fiera delle vanità nel pubblico plastificato presente in sala, perché io devo esserci altrimenti non conto nulla a Napoli. Vetrina più  per le ” eccellenze locali”, lo spettacolo non è  privo di spunti interessanti nelle immagini pregnanti di Mimmo Paladino che fanno da sfondo all’esibizione dell’orchestra di casa e nei monologhi dell’attore Claudio Di Palma su testi di Ruggero Cappuccio che parlano di napoletanità legata alla suggestione della parola e del canto. Ma sono momenti slegati, flash che non nascondono la vera finalità dello spettacolo : autopromozione! E non di Jonas Kaufmann che non ne ha alcun bisogno perchè la sua arte parla per lui. Difatti arriva stanco e sfibrato in fondo alla serata, forse anche infastidito dal circo  mediatico e forse memore di aver detto solo poche ore prima ai ragazzi con i quali l’uomo e non il divo si è divertito: “Il giorno in cui ho spettacolo non concedo mai interviste, si tratti solo di scrivere dieci righe o fare una intervista telefonica di dieci minuti. Me ne sto tranquillo” È affaticato nel canto e le quattro canzoni che regala al pubblico sono un vero regalo perché ci mostrano  l’abnegazione e il senso del dovere che regolano la sua capacità  di musizieren anche quando testa e cuore gli direbbero di sottrarsi a questi riti. Non si uccidono così anche i cavalli?

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Categorie: recensioni, Teatro San Carlo | Tag: , , , , , | 4 commenti

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4 pensieri su “Non si uccidono così anche i cavalli?

  1. Ci temevo che fosse cosi….

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  2. Alicia Livani

    Jonas è un tenore, non è un attore che può parlare all’infinito, ma sappiamo come gli piace parlare e lui è generoso con il suo pubblico. El suo staff avrebbe dovuto consigliare e anche imporre il necessario riposo per un evento così importante

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    • Esattamente. Conosciamo la sua grande generosità e la sua capacità di creare empatia proprio come il suo staff che dovrebbe preservarlo da stress e fatica

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