Articoli con tag: Emma Dante

Conversando con… Luca Salsi e Virginia Tola

20170109_192628

Luca Salsi Virginia Tola sembrano aver assimilato l’essenza del vivere palermitano. A pochi giorni dall’inaugurazione della stagione 2017 del  Massimo di Palermo, dopo lunghe prove per montare la nuova produzione di Macbeth, gustano il loro lunedì di riposo in uno dei templi dell’ozio cittadino, il Caffé Spinnato, a pochi passi dal teatro. Coppia nella vita oltre che sul palcoscenico (benché la Lady Macbeth di Virginia non si incontri qui con il consorte vero in quanto inserita nel cast alternativo) , le loro due voci si integrano e si completano mentre si raccontano e raccontano del loro primo approccio alla musica. Virginia in Argentina, come tutte le bambine curiose, assaggiava un po’ di tutto, danza, pianoforte, flauto …..per poi “innamorarmi di un coro a otto anni. Subito ne sono entrata a far parte e quando, a dodici anni, ho visto in TV la Carmen con Placido Domingo ho capito cosa fosse il teatro cantato e ne sono rimasta incantata.”

E Luca che aveva iniziato a studiare pianoforte a sei anni. “Poi mi è venuto a noia e ho concentrato le mie energie sul calcio. Avevo sedici anni quando ho assistito all’esibizione di un coro, l’Ildebrando Pizzetti di Parma che c’è ancora! Il maestro del coro mi  ascoltò invogliandomi a studiare canto. Mi preparò per l’ammissione al conservatorio, presentai Non più andrai farfallone amoroso e fui ammesso. A ventidue anni ho cominciato la mia carriera e da allora non mi sono mai fermato.

Quasi all’unisono, lui deciso e assertivo, lei con garbo ma guardandosi negli occhi rispondono alla mia curiosità su eventuali ripensamenti sulla carriera prescelta.

Luca: “a sedici anni avevo già deciso che volevo fare il cantante. Sono andato diritto per la mia strada senza mai guardarmi indietro.”

Virginia: “anche per me è stata la stessa cosa. Non ho mai avuto dubbi e tra i quindici e i diciotto anni ho studiato privatamente. Poi sono entrata al Colòn e ho cominciato a vincere dei concorsi importanti che hanno fatto da trampolino di lancio per la mia carriera.”

Non sono restii a parlare di loro come coppia e mi raccontano del loro primo incontro “Una Bohème a Los Angeles nel 2007. Ma ci siamo innamorati due anni più tardi quando eravamo marito e moglie nel Falstaff a Liegi. E’ iniziato con Verdi e continua ancora con Verdi!”  Una rarità sentire un uomo parlare della sua vita privata senza recitenze. E ancora più interessante è osservare il modo in cui spiega con apparente nonchalance il suo amore incondizionato per il repertorio verdiano. “No, non mi annoio mai a ripetere un personaggio di  Verdi. Ogni volta che riprendo in mano uno spartito di una sua opera scopro sempre qualcosa di nuovo, dettagli preziosi che non avevo ancora approfondito. La noia mi colpisce solo a proposito della interpretazione registica. Specie se ti trovi intrappolato in una produzione orrenda, allora mi sento prigioniero!”

A ridosso della prima di Macbeth con la regia di Emma Dante Gabriele Ferro sul podio mi parlano invece con entusiasmo di questa nuova esperienza.

fb_img_1484089477527

Virginia: “Emma ha un suo stile ed è abituata a lavorare con un suo gruppo di attori, il che ci dà anche molta libertà nel cantare mentre loro si muovono in palcoscenico. C’è un rapporto di grande collaborazione perchè abbiamo costruito le varie scene insieme, lei è sempre stata aperta e generosa nei confronti delle nostre esigenze di cantanti. È partita dal testo di Shakespeare  e mi ha fatto notare alcune cose del libretto sulle quali non mi ero molto soffermata, ma allo stesso tempo ci ha dato ascolto a proposito di alcuni particolari squisitamente musicali.”

Luca: “E’ vero che è molto esigente con i cantanti, ma abbiamo lavorato molto bene. Io personalmente ho fatto diverse produzioni di Macbeth, ma posso dire che ho trovato in questa regia delle idee nuove e geniali. Si vede che Emma è abituata a scavare nei personaggi, a sviscerarne le ambiguità e le doppiezze anche perchè quello di Macbeth è un libretto  estremamente difficile. D’altra parte trovo che musicalmente in questa opera ci sia già tutto. Solo seguendo le indicazioni minuziose e dettagliate in partitura il personaggio è già bell’e fatto.”

Inevitabile la domanda sulla routine quotidiana del cantante-attore durante le prove di un nuovo spettacolo e ancor più sorprendente l’estrema franchezza che guida le loro risposte.

Luca: “una nuova produzione è sempre molto stimolante perchè concorriamo alla creazione di un qualcosa dal nulla. Però d’altro canto si rimane impegnati per quasi due mesi e, sono sincero, io personalmente arrivo ad un certo punto in cui difficilmente riesco a trovare nuovi stimoli durante il lungo periodo di prove.”

Virginia smorza gli animi “Amare questo lavoro significa anche amare il periodo di  prove. Capisco che per i teatri che scritturano un intero cast o magari due è difficile sapere come e quanto velocemente ciascun cantante reagirà. Noi due siamo abbastanza reattivi e nel caso di questo Macbeth avevamo già montato l’intera opera in dieci giorni, ma c’è chi ha bisogno di più tempo, è comprensibile.”

Luca: “per quanto mi riguarda quando sono impegnato con un’opera che ho già fatto più volte non canto quasi mai alle prove. Sopratutto in questa stagione, siamo sempre un po’ preoccupati di ammalarci. Quando non mi sento a posto con la voce mi rendo conto di essere intrattabile!”

Virginia: “è vero, quando non siamo in perfetta forma questo è fonte di grande stress.”

Luca: “qui a Palermo tra l’altro abbiamo scelto la seconda versione del Macbeth, quella del ’65 con il finale del ’47, mantenendo così l’aria che io trovo necessaria per la definizione del personaggio. Recentemente questa stessa edizione ibrida  l’ho cantata al Liceu di Barcellona. Certo questo moltiplica l’impegno, tanto che fra una recita e l’altra ho bisogno di almeno due giorni di riposo.

Sui progetti futuri fa capolino la difficoltà di vivere una vita di coppia tra valigie e aerei in partenza per località e continenti diversi.

Virginia : “è il mio debutto nel ruolo di Lady Macbeth, questo personaggio che è il vero motore di tutta l’opera. Sono felice che avvenga qui a Palermo dove ho già cantato nel Ballo in Maschera un paio di stagioni fa. Luca mi ha aiutato enormemente nello studio di questo nuovo ruolo.”

Lui la  interrompe ridendo: “La mia parte la conosceva già per tutte le volte che mi ha seguito nelle produzioni di Macbeth in cui ho cantato! Ha dovuto solo concentrarsi su alcuni passaggi obiettivamente molto impegnativi. “

Virginia : “Finite le mie recite al Massimo volerò in Argentina al Colòn per Adriana Lecouvreur. È un teatro che amo profondamente non soltanto perché è il teatro dove mi sono formata, ma anche perché l’acustica è perfetta nonostante abbia una capienza di 4000 posti. Tra l’altro è sempre pieno ed ha una programmazione molto ricca.”

Luca : “Io invece sarò a Monaco per Andrea Chènier.  È sempre molto difficile rimanere separati per un lungo periodo. Se cantiamo in Europa saltiamo da un aereo all’altro quando abbiamo qualche giorno libero, ma quando siamo in due continenti diversi è impossibile. Devo confessare che io lavoro benissimo in Germania e nel caso dello Chènier, che vedrà il mio debutto nel ruolo di Gèrard, le prove inizieranno ad inizio Febbraio. Sarà una delle mie poche incursioni fuori dal mio repertorio prediletto, ma è un progetto importante con Jonas Kaufmann, Anja Harteros e il Maestro Omer Meir Wellber  sul podio. Non so ancora nulla della messa in scena che sarà curata da Philipp Stölzl…….speriamo bene.  E poi a maggio sarò di nuovo Rigoletto ad Amsterdam con la regia di Damiano Michieletto. Non posso ancora rivelare nulla ma ne ho già parlato a lungo con lui. Ad Ottobre invece sarò di nuovo in scena con Virginia.”

fb_img_1484843990181

Virginia Tola , Tosca al Teatro dell’Opera di Roma

Virginia: “Sì, riprenderò Tosca  al Teatro dell’Opera di Roma. Ho già cantato in quella produzione che ha il pregio di aver ricostruito la prima Tosca che debuttò proprio al Costanzi nel 1900, presente Puccini. E Luca sarà  Scarpia per la prima volta.”

Altra risata franca di Luca Salsi “Così finalmente Virginia mi ammazza!”

Non mi stancherei mai di ascoltare l’eccellente baritono verdiano che tanto ha studiato e capito il senso della parola scenica, dall’ampia cavata e dagli accenti scolpiti, e il soprano elegante e dal fraseggio espressivo. È innegabile che formino una splendida coppia, professionalmente sono ineccepibili, ma ciò che colpisce è la semplicità con la quale si raccontano. In bocca al lupo Macbeth e Lady Macbeth !

Categorie: Conversando con ..., Opera Lirica, Teatro Massimo, Verdi | Tag: , , , , , , , | 2 commenti

La CARMEN di ANITA

by Caterina De Simone

20150617_182307

Il Teatro alla Scala in formato EXPO  si affida a produzioni collaudate che garantiscono un considerevole incremento delle “alzate di sipario”  e incassi più che soddisfacenti per il botteghino. È il caso della ennesima ripresa di Carmen  nella versione Emma Dante  che aveva inaugurato la stagione 2009/10 tra polemiche e ovazioni per la debuttante Anita Rachvelishvili  e per il protagonista maschile non ancora superstar della lirica Jonas Kaufmann . In sei anni il presunto furore contro la regista palermitana si è spento e la produzione è diventata quasi un classico. Il “Sud dell’anima” come ebbe a dire la Dante è stato ormai metabolizzato, così come la visione di una Chiesa oppressiva concretamente  rappresentata nella presenza quasi ubiqua del sacerdote , in  crocifissi e incensiere. Ciò che ancora Amneris vagante non riesce a capire è l’esibizione di presunti ex voto/parti anatomiche in bella mostra in un quarto atto per il resto perfettamente compiuto. Ma questa è un’altra storia. …….Lo spettacolo è ben rodato, forte dell’indubbio senso teatrale della regista . È poco importante in questa ripresa così come allora che Escamillo descriva la corrida su teloni dipinti che si srotolano durante la sua aria, o che Don José scenda nella taverna di Lilas Pastia servendosi di un ascensore; non c’è alcun peccato di lesa maestà del libretto. Tutt’al più è lampante l’occhio severo della Dante nei confronti del personaggio di Micaela, vista molto “sicilianamente” come la tipica “bona carusa” da sposare scelta secondo atavica tradizione dalla stessa futura suocera e per questo motivo assimilata alla madre del povero malcapitato perduto nel fascino della “Carmencita”.

20150618_195815-1

Tutto funziona a dovere scenicamente ed Anita Rachvelishvili si conferma oggi come la migliore Carmen in circolazione. L’evoluzione della voce è andata verso una maturazione che regala colori , armonici, sonorità piene e carnalita’ al personaggio forse più complesso nel ruolo mezzo-sopranile. Si sa, a distanza di anni le riprese sono spesso affidate ad assistenti di regia se non lasciate all’estro del cantante scritturato. Ma qui la Rachvelishvili dimostra di aver introiettato appieno il paziente lavoro fatto in occasione del debutto del 2009 , anzi aggiunge un che di insinuante e di “irresistibilmente  irresistibile” che fagocita l’intera la compagnia di canto. L’ Habanera  , qui concertata con tempi sostenuti dal Maestro Zanetti rispetto all’eccessivo languore di Baremboim nel dicembre 2009, è un miracolo di fraseggio , mentre l’aria delle carte ha l’inevitabile fatalità della donna che corre impavida al femminicidio, perché è un femminicidio quello che mette in scena la Dante, e come tale necessita di due grandi cantanti attori.  Che in questa ripresa Carmen risponda all’appello è scontato, sulla presenza incisiva di Don José c’è sicuramente da discutere.  Francesco Meli è naturalmente dotato di un timbro accattivante e di una ottima tecnica , ma di recente sta orientando la sua carriera verso il repertorio lirico spinto per il quale non è forse ancora pronto. Inoltre Don José  necessita un approfondimento e un carisma che , non essendo innati come nel caso di Kaufmann che ha fatto di Don José uno dei suoi ruoli totem, vanno conquistati passo dopo passo. La fleur è affrontata con grande partecipazione, manca però l’afflato che dovrebbe renderla unica. Terzo e quarto atto dimostrano inoltre come il tenore ricorra alle ultime riserve di energia. Ciò che manca ancora è “The stamina” come direbbero gli anglosassoni. Se a questo si aggiunge una Micaela fuori parte come Nino Machaidze che è una ottima Musetta ma che non potrà mai avere la vocalità richiesta dal personaggio dell’opera di Bizet ,  e l’ Escamillo di Massimo Cavalletti in perenne difficoltà sia nel grave che nel registro acuto di questa tessitura ibrida e perfida , si può ben concludere che questa ripresa della Carmen viva solo della prova maiuscola di Anita Rachvelishvili e del coro scaligero agli ordini di Bruno Casoni , come sempre punto di forza del teatro. Si può quindi sopravvivere ad una Carmen senza Don José,  Micaela ed Escamillo. Ma di certo in queste condizioni non si può sopravvivere ad una Carmen senza Carmen! Che fortuna averla avuta la nostra Carmen!

20150613_232807-120150613_233109-1

Categorie: Bizet, Opera Lirica, recensioni, Teatro alla Scala | Tag: , , , , , | 6 commenti

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: